Storia della musica

LE ORIGINI DELLA MUSICA

Approfondimento: a proposito della musica primitiva

Le origini della musica si perdono nella preistoria. Primitivi strumenti musicali appaiono in pitture rupestri che risalgono all’età della pietra e di qualche strumento musicale si sono trovati anche dei resti. Altri elementi della musica, per esempio l’uso della voce e del canto, non hanno lasciato tracce, ma possiamo comunque basarci sulle musiche delle popolazioni primitive ancora oggi esistenti. Di questo si occupa l’ETNOMUSICOLOGIA, con lo studio delle attuali culture primitive.
Alla voce e alla danza è legata l’origine dei due elementi più antichi ed importanti della musica: la melodia e il ritmo. È impossibile stabilire chi per primo sia apparso ma è possibile che si siano sviluppati indipendentemente.
La danza faceva parte della vita degli uomini anche migliaia di anni fa, come documentano immagini ritrovate. Ad essa si ricollega l’origine dei primi strumenti musicali. Inizialmente portavano il tempo con il proprio corpo (battendo le mani o i piedi), successivamente iniziarono a servirsi di strumenti a percussione. A circa settemila anni avanti Cristo risalgono i primi strumenti capaci di eseguire una melodia, a fiato in particolare, ricavati da oggetti già esistenti in natura, per esempio con ossa di animali o conchiglie.
Più o meno allo stesso periodo si fa risalire il primo tra gli strumenti a corda, parliamo del cosiddetto “arco musicale”, molto simile all’arco che serviva per la caccia. Infatti gli uomini preistorici si erano accorti che la corda tesa fra le estremità di un arco, se pizzicata, emetteva un suono che variava a seconda della tensione della corda stessa. Ancora oggi questo strumento è utilizzato dalle popolazioni primitive.

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Lettura


RILEVANZA DELLA MUSICA NELLE CIVILTA’ ANTICHE E NELLA MITOLOGIA GRECA

Tratto da "La Musica: un ponte tra arte e scienza" - I.S.I.S. “GIULIO NATTA”, BERGAMO - Francesca Moscaritolo

La musica ed il suono appartengono all’esperienza della vita umana fin dalle sue origini; basti pensare agli uomini preistorici che ricercavano la comunicazione tra individui non solo attraverso la gestualità, ma anche attraverso forme sonore prodotte da loro stessi oppure attraverso degli strumenti.

Con la progressione della storia evolutiva dell’uomo e la nascita delle civiltà, la musica non è stata messa da parte, anzi essa ne è rimasta parte integrante affiancandola a miti di guarigione e di rinnovamento come linguaggio per la comunicazione con l’anima. Proprio per questo motivo il suono è considerato come un linguaggio universale infinitamente più efficiente del linguaggio verbale in quanto costituito da vibrazioni che si irradiano con ritmi e frequenze innumerevoli producendo così profonde mutazioni nell’uomo ed in ogni organismo che le percepisca. Le antiche civiltà erano consapevoli di questo potere straordinario e “magico” della musica e quindi la considerarono al pari dell’arte, della poesia e della medicina, rendendola inseparabile dai riti religiosi e dal mito. Nell’antico Egitto, come in Mesopotamia, nel Medio ed estremo Oriente, la musica fu usata nel culto religioso e come scienza divina per evocare, attraverso inni sacri e canti, l’energia guaritrice della natura ed il potere degli dei. Numerose furono le civiltà che accentuarono l’importanza della musica:

 - In Cina. I Cinesi ebbero una capacità straordinaria nell’applicare quest’arte alla cura delle malattie ed instaurarono una fitta rete di analogie e di simboli che collegava il sistema delle note musicali alle immagini della natura e della vita civile. Alle note musicali, inoltre furono associati i cinque elementi fondamentali: legno, terra, fuoco, acqua e metallo.

 - In Israele. Per gli Ebrei la musica era un’arte che aveva come scopo l’ascesa dello spirito umano verso il cielo; infatti si sviluppò molto l’utilizzo della musica sacra come forma di preghiera. Ad essa fu attribuita una doppia valenza ossia ottenere l’aiuto e la protezione di Dio, ma allo stesso tempo come tecnica esorcistica contro
gli attacchi delle forze del male.

 - In India. Nel Tibet ed in India la musica veniva utilizzata per pratiche terapeutiche, per la vocalizzazione, il sacrificio e la meditazione. Questa popolazione è la madre di forme di vocalizzazione terapeutica: i cosiddetti mantra. Questa parola tradotta vuol dire "espressione sacra" utilizzata per la purificazione dell’anima e del subconscio; essa ha origine dalle credenze religiose indiane ed è proprio delle culture religiose che fanno capo principalmente alla scrittura sacra del Veda. Un’analisi particolare viene dedicata alla musicalità all’interno della cultura greca; in essa la musica godeva di una tale considerazione da essere impiegata nelle leggi e nelle istituzioni civili come garanzia dell’ordine civile e politico e come segno di armonia tra mente e corpo. Altro aspetto importante della cultura greca era l’importanza delle divinità e degli eroi alle cui figure venivano attribuite conoscenze terapeutiche: Apollo, per esempio, era considerato il dio della luce, della razionalità e della medicina sacra. Spesso tale divinità era rappresentata con in mano una lira ed un arco, a personificare la forza sovraumana irradiata dall’arte. Ma perché tra gli strumenti proprio la lira doveva avere il privilegio di essere posta tra le mani di una divinità di tale importanza?. Bisogna sapere che nell’antica Grecia gli strumenti musicali erano considerati opera degli dei ed ogni strumento veniva associato a precise divinità. Ad esempio l’aulus, strumento ad aria importato dall’oriente, era legato al culto di Dioniso; mentre la lira era considerata dai greci lo strumento privilegiato per esprimere il potere terapeutico della musica a causa della dolcezza del suo suono. Nonostante ciò la forma più alta della musicalità per la cultura greca era la musica vocale e questo lo si può evincere anche da come venivano narrate le leggende degli dei, dell’Iliade e dell’Odissea: esse infatti venivano recitate da rapsodi con l’accompagnamento di strumenti musicali.

L'EPOCA BAROCCA

Approfondimento: la nascita dell'opera


Il nuovo genere dell’opera nacque intorno al 1600 a Firenze. Altri precedenti collegamenti tra dramma  e musica sono:

- il dramma liturgico;


- il dramma scolastico (cori e canzoni);

- drammi con musiche di scena (ad esempio Edipo di Sofocle con musiche di scena di A. Gabrieli);

- commedie madrigalistiche, azioni teatrali basate su una serie di madrigali con personaggi della commedia dell’arte, ad es. l’Ampifarnaso di Orazio Vecchi.


Immediatamente prima dell’opera vi furono gli intemedi, rappresentati tra un atto ed un altro delle commedie. Essi trattavano argomenti prevalentemente allegorici.

Verso la fine del Cinquecento alcuni nobili, filosofi e poeti si incontravano a Firenze per discutere su quale fosse l’antica musica dei greci e come farla rinascere nei tempi moderni. Spesso si incontravano nel palazzo di Giovanni Bardi. Questi dotti e nobili signori sostenevano che l’antico canto della poesia greca si potesse rinnovare rinunciando al contrappunto e portando la monodia alla recitazione, affinchè mettesse in luce la parola e ne amplificasse, con il suono, il suo significato.

Le prime composizioni monodiche le troviamo nelle Nuove Musiche di Giulio Caccini, ma già Jacopo Peri ed altri compositori, che lo avevano preceduto, utilizzarono il “nuovo stile” in alcune “rudimentali” opere teatrali. Successivamente anche Emilio de’ Cavalieri fece rappresentare a Roma una Rappresentazione di Anima e corpo su testo di Padre Agostino Manni, proprio in stile “severamente” recitativo. Inoltre, proprio a Roma, si iniziarono a sostituire le favole pastorali con soggetti mitologici o storici (spesso tratti dalla storia sacra).

Il sommo musicista che raccolse e concluse questo percorso fu Claudio Monteverdi da Cremona (1567-1643). Dopo i suoi predecessori, fece rappresentare a Mantova, nel 1607, l’Orfeo, basata sul mito greco di Orfeo. Questa “favola in musica” parla della discesa di Orfeo nell’oltretomba (l’Ade nella mitologia classica) e dell’invano tentativo di riportare la sua sposa Euridice alla vita terrena.
Il nuovo stile recitativo si trasforma in rappresentativo, consentendo delle libertà non previste precedentemente nella storia della musica: l’uso della dissonanza e delle tonalità per esprimere avvenimenti e i sentimenti.  


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